Al Capolinea

Gelati e... oltre!

Il gelato... un salto nel passato

Da ricerche svolte sembra che il consumo di dolci freddi risalga ai tempi dall’antica Roma, anche se il primato dei sorbetti, fatti con la neve dell’Etna e del Vesuvio, spetterebbe ai Siciliani e ai Napoletani.
Si dice che Alessandro Magno durante le sue marce verso l’India, gustasse miele, frutta e spezie impastati con neve che si faceva portare dai suoi veloci corrieri.
Turchi e Arabi sostengono che sorbetto è parola di derivazione araba: da sharbat, cioè bibita fresca.
La storia del gelato, in altre parole, si confonde nella leggenda.
Presso la corte rinascimentale poi, ai tempi dei Medici, c’era una ricerca del bello e del raffinato che investiva tutte le arti, compresa quella della gastronomia e il Buontalenti, che oltre architetto era chimico, nel 1565, dovendo il Duca ricevere una delegazione spagnola, fu incaricato di organizzare una sontuosa festa; fra le cose che egli approntò c’era il gelato. Il gelato che egli presentò era molto molle, ma ottenne un gran successo. Gli spagnoli divulgarono la notizia in tutta Europa e la regina Caterina de’ Medici convocò (rapì, secondo alcuni) i gelatieri fiorentini.
Non più di un secolo fa, invece, a Roma, diversi ambulanti assicuravano alla popolazione il ristoro nelle torride serate estive. Tra tutti spiccava il “GELATIERE” detto anche “GELATARO”, era questi un venditore ambulante o comunque operante all’aperto.
Allora il gelato artigianale aveva un’importanza sociale. Infatti, la domenica pomeriggio, o in altri giorni di festa, le famiglie al completo compivano tutte insieme passeggiate lungo i viali e le strade più alla moda della città (questo serviva a vedere gli altri e farsi vedere dagli altri). Quanto ai gelati, la preparazione dell’impasto era artigianale se non addirittura casalinga. Per la sua realizzazione erano largamente impiegati coloranti in modo che il gelato così confezionato facesse colpo sulla clientela. Il prodotto, una volta pronto, era messo dentro a un recipiente cilindrico in metallo, profondo poco più di un mezzo metro e con un diametro di circa venti centimetri. Questo cilindro era inserito a sua volta in un mastello di legno al cui interno erano stati posti pezzi di ghiaccio cosparso di sale. Questo per allungare notevolmente il tempo di scioglimento del ghiaccio. In questo modo si poteva conservare più a lungo al fresco il gelato che rimaneva abbastanza solido, ma non durava di più di un paio di giorni. A prescindere dal fatto che fosse o meno venduto doveva essere rimpiazzato. Di conseguenza il gelataio aveva pronti uno, massimo due gusti. Questi venivano consumati o in bicchiere con un cucchiaio metallico a spatola, o spalmati in un cono da passeggio.
La vera diffusione del gelato artigianale in Italia però, inizia intorno al 1920 quando le vecchie latterie hanno cominciato a preparare il loro gelato: in un primo tempo con le zangole a mano, raffreddate con ghiaccio e sale, fino a quando, nel ’28, Otello Cattabriga ha inventato la macchina elettrica.

Ghiaccio e sale vengono sostituiti da procedimenti più moderni e il gelato entra nella tradizione gastronomica italiana.

 

 

Composizione del gelato: gli ingrdienti

Il gelato si può dividere in gelato al latte e gelato alla frutta. Il primo è composto di latte, crema di latte, uovo, zucchero ed eventualmente cacao, caffè, nocciole, gianduia, ecc….
Dove prevalgono proteine, grassi, vitamine (A, B1, B2, B6, PP, D, E), inoltre contiene Sali minerali quali calcio, fosforo, potassio, ferro, rame Kcal 200 – 250 / 100gr.
Il secondo invece, è composto di acqua, zucchero, e frutta con vitamina C e Sali minerali. Kcal 120 – 150 / 100 gr.

Questo prodotto, sia di origine artigianale sia industriale, è garantito a livello igienico e a livello nutrizionale. Controlli severi infatti, vengono eseguiti, gali organi competenti sull’intero ciclo di produzione e distribuzione.

 

 

L'importanza nella dieta: il gelato vale un pasto

Latte, uova, zucchero, poi frutta, cioccolato, caffè. Non manca niente: il menù è completo, compreso il dolce e la tazzina di caffè per finire. Sembra impossibile, ma in una coppa di gelato artigianale si nascondono proteine animali, carboidrati e vitamine esattamente come in un pasto in piena regola. Più grande, ricca e sontuosa è la coppa, più abbondante è il pasto. E il cono? Se è piccolo, vale una merenda, mentre un bicchierino di media capienza è un perfetto spuntino.
In 100 grammi sono contenute 220 calorie, che hanno il vantaggio di essere molto digeribili. Le proteine presenti nel latte o nell’uovo sono già omogeneizzate e dunque facilmente aggredite dagli enzimi digestivi. Se viene aggiunto un biscotto l’assimilazione dei suoi amidi allunga l’assorbimento.
Gli zuccheri del gelato sono essenzialmente il lattosio e il saccarosio (rispettivamente il 5 – 6 e il 15 %), entrambi di rapido assorbimento e di pronta disponibilità energetica sia per il tessuto nervoso sia per i globuli rossi: un buon modo per tenersi un po’ su o riprendersi dopo un’attività sportiva.
Il gelato alla frutta comporta meno calorie per l’assenza di proteine e lipidi nel latte, ma al tempo stesso contiene più zuccheri da smaltire. Il gelato allo yogurt si differenzia ben poco dal gelato a base di latte: aggiunge la presenza di fermenti lattici e dei loro enzimi. Anche un diabetico può mangiare gelato, ovviamente nei termini della dieta giornaliera. Il saccarosio fa alzare la glicemia meno di un contorno di patate!
Il gelato comunque, è consigliato anche agli anziani, grazie al buon apporto di calcio (150 mg. Per 100 gr di prodotto).

Il gelato merita quindi grande attenzione: è un piacere con conseguenze meno pesanti di gran parte dei prodotti dolci oggi disponibili.